Caricamento...

Laquila365 Logo Laquila365

Fontana 99 Cannelle L'Aquila: storia e significato

11/07/2026

Fontana 99 Cannelle L'Aquila: storia e significato
Foto da: Sailko, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/3.0>, via Wikimedia Commons

Costruita tra il 1272 e il 1391 — con un arco temporale che già da solo dice qualcosa sulla stratificazione storica della città — la Fontana delle 99 Cannelle rappresenta uno dei complessi monumentali medievali meglio conservati dell'Italia centrale, e al tempo stesso uno degli oggetti di studio più discussi tra storici dell'arte, medievisti e urbanisti che si occupano dell'Abruzzo normanno-svevo e angioino. Chi la visita per la prima volta, percorrendo il vicolo che scende verso il recinto trecentesco nel quartiere di Rivera, ha spesso la sensazione di entrare in uno spazio sottratto al tempo ordinario: il perimetro a elle, le vasche lapidee, le maschere zoomorfe e antropomorfe da cui sgorga l'acqua, la pietra calcarea che prende colori diversi a seconda dell'umidità e dell'ora del giorno.

La Fontana 99 Cannelle L'Aquila non è mai stata un monumento secondario nella percezione collettiva della città, ma la sua fortuna critica ha subito oscillazioni significative: a lungo studiata quasi esclusivamente in chiave antiquaria, è stata riletta nel corso del Novecento come documento urbanistico e politico, quindi come artefatto idraulico di straordinaria sofisticazione tecnica, infine — dopo il terremoto del 2009 e le successive campagne di restauro — come simbolo della resilienza materiale di un insediamento urbano che ha saputo ricostruirsi più volte senza perdere il filo della propria identità fisica. Ciascuna di queste letture ha aggiunto qualcosa senza cancellare le precedenti, e il risultato è un monumento che si presta a essere interrogato su piani molto diversi contemporaneamente.

Quello che segue non è una rassegna esaustiva della bibliografia esistente, ma un tentativo di mettere a fuoco i nodi interpretativi principali — la questione del numero 99, l'iconografia delle maschere, il ruolo della fontana nella struttura urbana medievale, le vicende conservative — con la precisione che l'argomento richiede e senza cedere alla tentazione di semplificare ciò che è genuinamente complesso.

Origini storiche e contesto urbanistico della fontana

L'Aquila venne fondata intorno al 1254 per volontà di Corrado IV di Svevia, attraverso la federazione di circa novantanove castelli del contado circostante, ciascuno dei quali avrebbe dovuto contribuire con popolazione, territorio e risorse alla nuova città; questa struttura federativa — del tutto peculiare nel panorama degli insediamenti medievali italiani — è il presupposto senza cui la Fontana delle 99 Cannelle risulta incomprensibile, perché il numero delle bocche d'acqua non è un capriccio ornamentale ma la traduzione architettonica di un ordinamento politico. Ogni cannella corrisponderebbe, secondo la tradizione consolidata e suffragata da fonti documentarie trecentesche, a uno dei castelli fondatori; il monumento è dunque, prima ancora che un'opera idraulica, una dichiarazione di identità civica espressa nel linguaggio della pietra e dell'acqua.

La costruzione si svolse in fasi successive: la parte più antica risale alla seconda metà del Duecento, quando la città era ancora in fase di definizione urbanistica; l'impianto attuale, con il caratteristico perimetro a elle e le due lunghe pareti di maschere affacciate sulle vasche, fu completato entro la fine del Trecento, probabilmente sotto la dominazione angioina che aveva fatto dell'Aquila uno dei centri più prosperi del Mezzogiorno medievale. Il quartiere di Rivera, dove la fontana si trova, era uno dei punti di ingresso alla città dal versante meridionale, e la presenza di un'infrastruttura idrica di quella portata in quel luogo specifico non era casuale: serviva a rifornire un'area densamente abitata e a segnalare ai viaggiatori in arrivo la capacità della città di gestire le proprie risorse naturali.

Il numero 99: fonti, interpretazioni e questioni aperte

Il problema del numero 99 — perché non cento, perché quella cifra apparentemente imperfetta — ha generato una letteratura specifica che attraversa discipline diverse, dall'antropologia storica alla numerologia medievale, senza che si sia ancora raggiunto un consenso definitivo. L'interpretazione più diffusa, quella che lega le novantanove cannelle ai novantanove castelli fondatori, è storicamente plausibile ma non priva di obiezioni: i cataloghi medievali dei castelli aquilani oscillano tra ottantasei e cento unità a seconda delle fonti e dei criteri di computo, il che rende l'identificazione puntuale tra bocche d'acqua e insediamenti difficile da verificare in modo rigoroso.

Un'ipotesi alternativa, minoritaria ma non priva di interesse, riconduce il 99 a una tradizione simbolica di ascendenza biblica e liturgica, in cui il numero cento meno uno rappresenta l'incompletezza terrena contrapposta alla perfezione divina; questa lettura si inserisce in un contesto culturale medievale in cui le scelte numeriche nei monumenti pubblici raramente erano arbitrarie, ma rispondeva a codici condivisi dal committente e dai destinatari colti dell'opera. Che le due interpretazioni — quella politica e quella simbolica — siano mutuamente esclusive è però una premessa discutibile: i committenti medievali erano perfettamente in grado di sovrapporre più strati di significato su un singolo elemento formale, e il 99 delle cannelle potrebbe aver funzionato simultaneamente come conteggio civico e come cifra carica di risonanze extrapolitiche.

L'iconografia delle maschere: tipologie e distribuzione

Le novantanove bocche d'acqua sono incassate in altrettante maschere scolpite nella pietra locale, e la varietà morfologica di questi elementi è tale da rendere ogni catalogo sistematico una sfida non banale: si trovano teste umane stilizzate con tratti generici, volti che rimandano a tipi fisiognomici specifici — il vecchio, la donna velata, il guerriero —, maschere zoomorfe che riproducono leoni, arieti, draghi e figure ibride, infine alcune teste che sembrano ritratti, per quanto il termine vada usato con cautela riferito alla scultura medievale aquilana. La distribuzione di queste tipologie lungo le due pareti non è casuale: le maschere più elaborate e di maggiore qualità esecutiva tendono a concentrarsi nelle posizioni centrali o di maggiore visibilità, mentre le teste più semplici occupano le estremità, il che suggerisce una gerarchia nella committenza o nell'esecuzione che gli storici dell'arte hanno appena cominciato a mappare con metodo.

Il problema attributivo è aperto: le fonti documentarie non conservano contratti di commissione né nomi di lapicidi, e lo studio stilistico è complicato dal fatto che la produzione scultorea aquilana del Trecento è ancora relativamente poco studiata rispetto a quella di altri centri dell'Italia centrale. Alcuni ricercatori hanno proposto confronti con la produzione campana e pugliese, in linea con i rapporti che la città intrattenne con il regno angioino; altri hanno insistito sull'autonomia di una tradizione locale che avrebbe elaborato in modo originale gli apporti esterni. Il dibattito è tecnico e non ancora risolto, ma proprio per questo merita di essere seguito da chiunque si interessi alla storia della scultura medievale nel Mezzogiorno.

Il sistema idraulico: ingegneria medievale e gestione delle acque

Dietro l'apparato decorativo esiste un'infrastruttura idraulica che ha funzionato, con interruzioni e riparazioni, per oltre sette secoli, e che costituisce di per sé un documento straordinario delle competenze tecniche disponibili nell'Aquila medievale: l'acqua viene raccolta da sorgenti poste a monte della città attraverso un sistema di condotte in pietra e terracotta, convogliata in una vasca di decantazione retrostante la parete principale, quindi distribuita alle singole cannelle con una pressione sufficiente a garantire un flusso regolare anche nei periodi di minore piovosità. La pendenza del terreno — la città è costruita su un altopiano con dislivelli significativi — è stata sfruttata con intelligenza per ridurre al minimo la necessità di dispositivi meccanici, affidando il funzionamento del sistema quasi interamente alla gravità.

Gli interventi di manutenzione documentati a partire dal Quattrocento mostrano una continuità gestionale notevole: la fontana era affidata a figure specifiche — i cosiddetti "maestri dell'acqua" — che avevano competenze idrauliche specializzate e rispondevano direttamente all'amministrazione comunale; questa continuità istituzionale spiega in parte perché il monumento abbia attraversato relativamente indenne vicende belliche, sismiche e politiche che hanno distrutto o gravemente compromesso altri elementi del patrimonio urbano aquilano. Il terremoto del 2009 ha tuttavia richiesto interventi strutturali significativi, concentrati soprattutto sulla stabilizzazione delle pareti e sul ripristino del sistema di drenaggio delle vasche, che il sisma aveva parzialmente compromesso.

Restauri, tutela e fruizione del monumento dopo il 2009

Il sisma dell'aprile 2009 ha colpito la Fontana delle 99 Cannelle in modo meno devastante rispetto ad altri monumenti aquilani — la Basilica di Collemaggio, il Duomo, diversi palazzi storici del centro —, ma ha comunque prodotto lesioni nelle strutture murarie di contenimento e alterazioni nel regime idrico che hanno reso necessaria una campagna di restauro articolata su più anni; i lavori, coordinati dalla Soprintendenza dell'Aquila con il contributo di fondi europei e nazionali destinati alla ricostruzione post-sismica, si sono conclusi in fasi successive tra il 2012 e il 2019, restituendo al monumento condizioni di fruibilità e di stabilità strutturale comparabili a quelle precedenti al terremoto, con l'aggiunta di un sistema di monitoraggio permanente delle condizioni statiche e idrologiche.

La questione della fruizione è, nel panorama della valorizzazione patrimoniale aquilana del secondo decennio del Duemila, uno dei nodi più discussi: la fontana si trova in una posizione decentrata rispetto ai percorsi turistici abituali, in un quartiere che ha subito anch'esso danni significativi e che è stato oggetto di interventi di ricostruzione non sempre felici dal punto di vista della qualità urbana; questo isolamento relativo l'ha in parte protetta dall'affollamento che caratterizza altri siti di minore interesse ma maggiore visibilità, ma ha anche limitato la capacità del monumento di essere inserito in itinerari culturali strutturati. I progetti di valorizzazione elaborati dal Comune e dalla Soprintendenza a partire dal 2022 puntano a integrare la fontana in percorsi tematici legati all'acqua, al Medioevo aquilano e all'identità federativa della città, con segnaletica rinnovata, materiali interpretativi multilingue e accordi con operatori turistici locali che sembrano, almeno sulla carta, più sistematici rispetto alle iniziative precedenti.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Andrea Bianchi è un content creator e reporter specializzato in notizie locali, eventi e attualità urbana. Racconta la vita della città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e telecamera.